#ricerchiamo

03.02.2015

La lombalgia è uno dei principali disturbi che affliggono le donne in gravidanza. In questo particolare momento della vita, in cui il corpo della donna si trova a vivere repentini e costanti cambiamenti posturali, l’osteopatia è molto efficacie nel ridurre la sintomatologia dolorosa e può essere d’aiuto per l’adattamento della postura ai cambiamenti fisiologici che lo stato specifico richiede.

In particolare, può essere utilizzata come prevenzione e cura della sintomatologia a carico della colonna lombare, del sacro, del coccige e del pavimento pelvico, tutte strutture maggiormente coinvolte durante il periodo della gravidanza, determinando un miglioramento della qualità di vita della donna. Da un punto di vista prettamente clinico, l’utilizzo dell’osteopatia durante il periodo gravidico, soprattutto nel terzo trimestre, sembra aiutare la buona riuscita del parto, in quanto consente alla donna di arrivare a quel momento in condizioni fisiche migliori e di gestire con maggiore forza ed elasticità la fase espulsiva del parto e ridurre lacerazioni ed episiotomie del pavimento pelvico.

 

Queste considerazioni sono supportate da numerose evidenze scientifiche, rintracciabili attraverso PubMed http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/, alcune molto recenti.

La rivista American Journal of Obstetrics & Gynecology, infatti, nel mese di Gennaio ha pubblicato un ampio articolo (“Pregnancy reasearch on osteopathic manipulation optimizing treatment effects: the PROMOTE study”) dedicato allo studio PROMOTE realizzato con l’obiettivo di valutare l’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico (OMT) nel terzo trimestre di gravidanza per ridurre la lombalgia (che si stima colpisca circa il 70% delle donne in stato di gravidanza) e migliorare la capacità funzionale, oltre che migliorare le fasi di travaglio e parto.

 

I ricercatori hanno realizzato uno studio randomizzato, placebo controllato, su 400 donne al terzo trimestre di gravidanza. Il disegno dello studio ha previsto l’assegnazione casuale a tre bracci: nel primo 133 donne sono state sottoposte a trattamenti convenzionali (UCO), nel secondo 136 donne a UCO con aggiunta di OMT (con tecniche specifiche gestite da specialisti certificati), nel terzo 131 donne sono state sottoposte a UCO cui sono stati affiancati gli ultrasuoni ad intensità zero (PUT), per un totale di 7 trattamenti in 9 settimane.

L’impatto dei trattamenti sulla lombalgia e il dolore correlato è stato misurato attraverso strumenti di autovalutazione, mentre travaglio e parto attraverso le cartelle cliniche.

Dall’analisi dei risultati, i ricercatori hanno constatato come, partendo da condizioni simili tra i diversi gruppi all’avvio dello studio, per i gruppi OMT e PUT gli effetti rispetto al dolore e alla funzionalità sono stati simili e significativamente migliori rispetto al gruppo di donne trattate con UCO.

 

La conclusione cui sono giunti, e che da ulteriore testimonianza dei benefici legati all’intervento osteopatico in tutte quelle condizioni cliniche in cui c’è un’alterazione della funzionalità della struttura (ma senza una lesione del tessuto o dell’organo stesso), è che l’OMT è stato efficace nel mitigare il dolore e il peggioramento funzionale rispetto ai trattamenti tradizionali. Un’efficacia che si accompagna ad una maggiore sicurezza rispetto ad altre tipologie di trattamento in un momento particolarmente delicato come la gravidanza.